Macchiaioli Jucker al Poldi

On 03 February 2016

di Ada Masoero, da Il Sole 24 Ore, 31 gennaio 2016

 

Gran lavoratori e dotati di un invidiabile spirito imprenditoriale, gli Jucker provenivano dalla Svizzera tedesca ma sin dalla metà dell'800 avevano fatto fortuna in Italia, forti delle loro competenze nell'industria tessile. Il loro nome non sarebbe però passato alla storia se due di essi, con le loro mogli, non avessero formato due delle più importanti collezioni d'arte d'Italia. Riccardo e Magda riunirono capolavori assoluti (e non è un'iperbole) del futurismo e delle avanguardie storiche europee - oggi fra le eccellenze del Museo del Novecento di Milano - mentre gli zii Giacomo e Ida, dai primi anni '40 formavano la loro sceltissima raccolta di pittura italiana del secondo '800, con una speciale attenzione ai Macchiaioli, i prediletti. Lo fecero, poi, in anni in cui i nostri artisti dell'800 erano appena stati liberati, da studiosi come Enrico Somaré ed Emilio Cecchi, dalla condizione di "profughi in patria", o di "parenti poveri" dei francesi, in cui li avevano cacciati le invettive degli avanguardisti del primo '900. Tra le due guerre- è vero- proprio per effetto di quegli studi qualcosa era cambiato; ma furono soprattutto loro, Giacomo e Ida Jucker a riportarli alla ribalta con le loro scelte collezionistiche esemplari.

Puntavano infatti solo all'eccellenza, e per procurarsela, mentre i concorrenti s'infittivano, Giacomo Jucker si muoveva con un metodo quasi scientifico: studiava a fondo la storia critica e collezionistica di ogni opera (tanto che, da autodidatta, ben presto divenne un acuto connoisseur) e, una volta individuata la "preda" , la rincorreva tenacemente , nei suoi innumerevoli viaggi a Firenze. Non andava per gallerie o aste ma puntava sulle più accreditate collezioni storiche: formò così una raccolta di caratura internazionale, tanto che nel 1949 delle 96 opere esposte alla Galleria Wildenstein e al Metropolitan Museum of Art di New York nell'"Exhibition of Italian XIX Century Paintings", ben 16 erano sue. Dopo la morte della coppia e dopo la parentesi , tra il 1968 e il 1974, in cui fu visitabile nella loro casa milanese di via Mauro Macchi, quella magnifica raccolta andò dispersa.

La mostra curata per il Poldi Pezzolida Andrea Di Lorenzo, Fernando Mazzocca e Annalisa  Zanni, su un progetto di Giuliano Matteucci e Augusto Mecandino (nipote degli Jucker) è dunque un'occasione doppiamente preziosa: riunisce infatti ben 55 loro dipinti, laboriosamente rintracciati nelle nuove collezioni, in un allestimento (della giovane Nour Abi Saad, vincitrice del concorso indetto dal Museo) che evoca gli ambienti di casa jucker, regalando un'autentica emozione estetica grazie ai preziosi dipinti di Giovanni Fattori e Silvestro Lega (i più amati dagli Jucker), Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani, Vincenzo Cabianca, Telemaco Signorini. Con qualche "gemma" extra-territoriale di De Nittis (il celebre Che freddo!), del Piccio, di Ranzoni, del giovane Segantini e di altri ancora. Ma consente anche l'agio di riflettere su una stagione irripetibile del collezionismo milanese, quando l'arte non era investimento ma passione, e i "grandi borghesi" sapevano coniugare al meglio il capitale con la cultura.

 

L'incanto dei Macchiaioli nella collezione di Giacomo e Ida Jucker

Milano, Museo poldi Pezzoli, fino al 29 febbraio

Catalogo Silvana

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