Zandomeneghi Federico *

ZANDOMENEGHI FEDERICO
Venezia 1841 - Parigi 1917
Appartenente a una famiglia di artisti, in seno alla quale apprese i primi rudimenti dell'arte, entrò nel 1856 nell’Accademia di Venezia, dove seguì i corsi di M. Grigoletti e P. M. Molmenti. Nel 1859, per evitare la coscrizione obbligatoria nell’esercito austriaco, riparò a Pavia e nel 1860 si unì a Garibaldi nell’impresa dei Mille. Dal 1862 al 1866 soggiornò a Firenze, dove frequentò l’ambiente dei Macchiaioli, legandosi soprattutto a V. Cabianca, O. Borrani e S. Lega e partecipando alle loro ricerche formali, senza peraltro prescindere dall'uso di un caldo cromatismo di derivazione veneta (Palazzo Pretorio, 1865, Venezia, Galleria d'Arte Moderna di Ca’ Pesaro). Le opere di questi anni appaiono legate alla poetica macchiaiola, come pure quelle posteriori al rientro a Venezia (La lettrice, 1865, coll. privata; Bastimento sullo scalo, 1869, Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti) per il prolungarsi del rapporto con gli amici toscani, in particolare con D. Martelli (Ritratto di Diego Martelli alla scrivania, 1870, Ritratto di Diego Martelli al caminetto, 1879, Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti). Una momentanea attenzione alle istanze veriste si espresse in opere come Gli spazzini di campo San Rocco (1869, esposto a Napoli nel 1870) e I poveri sui gradini del convento di Aracoeli (1872, Milano, Pinacoteca di Brera). Nel 1874 giunse a Parigi per un breve soggiorno, poi protratto fino alla morte. Dopo le iniziali difficoltà, anche di ordine economico, la presenza a Parigi dell’amico Martelli nel 1878 lo spinse ad accostarsi alle ricerche degli Impressionisti (Le Moulin de la Galette, coll. privata); con questi iniziò a esporre dal 1879, stabilendo poi legami, in particolare con C. Pissarro, E. Degas, A. Sisley, che influenzarono la scelta delle gamme cromatiche e l’indirizzo verso tematiche cittadine e intimiste (Square d'Anvers, Piacenza, Galleria Ricci Oddi). All'opera di H. Toulouse-Lautrec guardò con probabilità per il taglio delle composizioni, che spesso tendono a superare i margini della tela. Portò avanti la propria ricerca con l’uso di colori dissonanti stesi a striature con la tecnica del pastello (Roussotte, 1888) e, dagli anni '90, con una nuova consistenza geometrica delle forme. Tenne due personali a Parigi nella galleria del mercante Durand Ruel; nel 1914 gli venne dedicata una personale alla Biennale di Venezia.

Per approfondimenti consulta:
http://www.archiviboldinidenittiszandomeneghi.com/zandomeneghi-attestati-di-archiviazione/
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